G.E.A, Grande Escursione Appenninica (385km, 15000m D+)


Innanzitutto, voglio mettere in chiaro che non ho potuto fare tutta la traversata in un'unica “uscita”: devo lavorare per vivere, e non potendo usufruire di ferie in un certo periodo dell’anno, ho dovuto spezzare la traversata in tre uscite.  Avrei potuto farla tutta in un'unica tappa durante le prossime ferie d’agosto ma… vi sconsiglio fortemente di fare questo percorso in quel periodo: a parte il caldo (mediamente si sta max sui 1500mt slm..) c’è il problema dei tafani, delle mosche molto antipatiche  le cui punture tendono a gonfiare e prudere…  Si possono trovare anche a luglio, ma in questo periodo sono meno aggressive.

Quindi, la traversata, è stata meno impegnativa, fisicamente. Ma, allo stesso tempo, mi ha permesso di farla tutta senza perdere la voglia di farla. Perché, per quanto io sia amante dei boschi, da Bocca Trabaria fino a Pracchia, sono più 200km di boschi! E la cosa, alla lunga, può risultare noiosa… molto noiosa…  Non è un percorso che offre grandi scenari, momenti di grande respiro. Chilometri e chilometri di percorso in cresta, ma sotto gli alberi…

Per quanto non sia un tipo che abbia paura della noia e della solitudine, ho vissuto momenti di noia e solutidine…  Momenti in cui mi son detto che avrei fatto meglio a tornare a valle per riprendere la via di casa..

Quindi, a meno di voler fare l‘”impresa”di percorla tutta, se volete solamente trascorrere una settimana a conoscere luoghi e sentieri, prendete  in considerazione di fare la GEA rinunciando ad un po’ del suo percorso, nella parte iniziale, saltando il tratto che da Bocca Trabaria porta fino a Chiusi delle Verna, che non dice un gran che… e, poiché la logistica dei mezzi pubblici lo permette (ma non di domenica!),  fare il percorso di circa una 30ina di km e 1500mt di  d+, partendo da Chiusi della Verna , passando a Badia Prataglia , per arrivare quindi fino a Camaldoli: lungo questo tratto, si attraversano tre borghi civilizzati dove usufruire di servizi che vi permetteranno di viaggiare più leggeri di riserva alimentare e idrica, passando il tempo in una porzione del parco delle Foreste del Casentino (in queste zone si terranno i mondiali trail nel 2017 )  di bosco incantevole e dal gusto veramente “mistico” (beh, stiamo parlando dei sentieri dei pellegrini, le vie di San Francesco, Assisi..) , specialmente al mattino, quando magari c’è ancora nebbia, e il sottobosco acquista un aurea magica. Il percorso è segnato, ma in questa zona ci sono più percorsi che si incrociano,  e soprattutto nella prima parte non vi indicherà mai Badia Prataglia come destinazione, quanto il P.so Mandrioli,  punto nel quale dove finisce il sentiero che sfocia su una strada,  dove, andando a sinistra, si prosegue scendendo per qualche km fino a raggiungere Badia Prataglia, e poi da li si risale per qualche km fino a raggiungere il Campeggio da dove riprendere il sentiero in direzione Eremo di Camaldoli.

Vi consiglio quindi di partire presto, calcolando p.so , inclusa la sosta pranzo a Badia Prataglia (obbligo di pranzare al Ristorante Bar Vittoria, specialità ai Funghi Porcini… ho mangiato una piadina che era meglio di una bistecca!),  in modo di arrivare a Camaldoli paese  – un paio di km sotto l’Eremo, deviando dalla Gea - entro le 17, che da lì a pochi minuti passa l’ultimo autobus per raggiungere la stazione ferroviaria di Bibbiena, da dove  prendere i treni che vi porteranno ad Arezzo, quindi cambio per Firenze e poi cambio per  Prato, dove passare la notte, per prendere poi, il mattino successivo, l’autobus che in un ora vi porta a Montepiano, da dove riprendere il percorso Gea. Da lì in poi il percorso prevede altri 40km di boschi, su un percorso che però vi risulterà divertente, se non vi siete annoiati facendo tutti i precedenti 160km…  

Mi raccomando portare una riserva d’acqua di 1.5litri, che di fonti lungo il percorso non ce ne sono poi tante. Se poi dovete anche bollire il pasto, aumentate di conseguenza.

Durante la tappa Montepiano-Pracchia, si trova, dopo 17km, il rifugio Pacini, dove prendersi una pausa riposando sul pratone godendo una bella vista delle creste tutt’attorno: ripartendo, dopo altri 7km di bosco e single track divertenti,  si raggiunge  la Cascina di Spedaletto (non sempre attiva) dove  è presente una perenne fontana di acqua e dove, scendendo qualche centinaio di metri lungo strada che si trova lì vicino, il fine settimana c’è la possibilità di trovare un “baracchino” dove mangiarsi un bel panino casereccio.

Risalendo la strada fatta, si riprende il percorso attraversando i boschi della Riserva Naturale Acquerino Cantagallo, terra di cervi e daini; correre qui risulterà molto divertente,  specialmente deviando dal sentiero CAI  - quando questo segue la strada ormai asfaltata - per delle deviazioni laterali che attraversano il bosco lì accanto: questi sentieri non sono segnati CAI, ma sono facili da “leggere”, e ben visibili: vi  passava,  anni fa il tratto, notturno del Trail del Malandrino.

Arrivati a Pracchia si può pernottare nel rifugio tappa GEA – occorre però fissare qualche tempo prima chiamando il gestore della Proloco–  ed eventualmente cenare al ristorante Melini (dove si può anche pernottare). 

Ma vi consiglio, se c’è ancora luce e se c’è ancora gamba, di continuare per altri 8 km di sentieri di bosco, con 1000mt di D+ .. per raggiungere il rifugio del Montanaro, dove passare la notte.  Da li, il mattino dopo, alzandosi presto, a poche centinaia di metri, andare ad aspettare l’alba sul colle Malandrino: da lì in poi, finalmente, il percorso inizierà ad essere vero percorso di alta montagna, panoramico, su sentiero ben calpestabile, corribile, divertente, con brevi salite, discese non tecniche. 

DA qui in poi, tenete presente l’imprevedibilità del meteo: al mattino può sembrare bello, ma già dopo mezzogiorno potreste ritrovarvi tra le nuvole provenienti dal mare adriatico, e rimanere sotto la pioggia qualche ora più tardi nel pomeriggio. A volte possono tirare forti venti mattutini che non vi permetteranno di andar dritti con facilità---

Dal Colle Malandrino poi son altri 5 km per raggiungere il panoramico punto del P.so dello Strofinatoio, da dove si può mirare, due km più in là, il rifugio Duca Abruzzi , dove si mangerebbe bene…. Ma se siete partiti presto, ed il p.so è stato fresco e svelto, ci si arriva troppo presto.. Da li, ci son da percorrere altri 11 km di crinale nudo e panoramico, per raggiungere le due vette del Libro Aperto, e altri 5 km di discesa che vi portano ad attraversare l’incantevole Boscolungo per raggiungere l’Abetone. Ci sono vari bar e ristoranti, ottime le zuppe, se volete pranzare. Da qui poi ci sono altri bellissimi e corribilissmi 15 km a 900mt per raggiungere il posto tappa del Lago Santo Modenese (1504mt slv): lungo questo tratto incontrerete il Lago Nero (c’è un rifugio) , le Alpi de le  Tre Potenze, il M.te Rondinaio. Dal Lago Nero, inoltre, è possibile scegliere tra due percorsi, uno che sale la cresta dell’Alpe Tre Potenze; oppure proseguire verso il Lago Piatto, passando dal P.so di Annibale, e risalendo alla Foce del Giovo, e quindi al M.te Rondinaio.

Al Lago Santo Modenese ci sono diversi rifugi, ed un bel pratone per piazzare la tenda, col riparo a est della cresta del M.te Giovo.  Se si arriva presto, è un bel posto dove aspettare l’alba nell’aria fresca sorseggiando una birra. 

Poi da qui, al mattino, dopo un breve tratto di circa 3km di salita non impegnativa, si continuerà lungo un percorso di cresta con dolci pendii, quasi dal gusto di altipiano, per circa 20 km con soli 350mt di dislivello (giusto da risalire nei primi tre km) per raggiungere il P.so delle Radici.  

(Tenete presente la possibilità di scendere dal M.te Spicchio - lungo la Via Vandelli – al paese di San Pellegrino in Alpe per eventuali rifornimenti o pranzare; sinceramente, sono km poco interessanti e poco utili, considerando la vicinanza al P.so delle Radici che si trova lungo il percorso)

Da P.so delle Radici ci sono quasi 10 km di percorso facile, fino al P.so delle Forbici, da dove si salgono quasi 500mt in poco più di 4 km per raggiungere la cima del M.te Prado, la cima più alta della Toscana - 2053mt slv -  ma tutto il paesaggio intorno non vi darà questa impressione, tanto dolci e spianati sono i pendii, visti dal sentiero.

 

Dal M.te Prado, invece, tocca ridiscendere violentemente a passo lento una ostica pietraia fino al P.so Romecchio (sono 300mt in appena 1 km!!!) da dove si può riprendere a p.so svelto per altri 7 km fino a P.so Predarena.

Qui potete approfittare dell’Hotel Ristorante Carpe Diem, oppure piazzare la tenda nel pratone li vicino, o nel bosco.

Da P.so Predarena, guardando a Nord, c’è il bel profilo del M.te Cavalbianco, che vi verrà voglia di scalarlo, sorpresi che non ci avevate fatto caso, della sua esistenza, leggendo la cartina…

Da P.so Predarena poi si riprenderà sempre un percorso di crinale nudo e ben calpestabile, ma dal sapore un pò più aspro e duro rispetto ai dolci pendii attraversato fino ad ora, che rimandano ad una genesi a stretto contatto con quella della creste più dure e minacciose, un poco più a sud, delle Alpi Apuane.  Il crinale è sempre sicuro, ma le dorsali scendono un pò più veloci.  E, se i primi 7 km di continua e moderata salita che vi hanno portato alla cima del M.te La Nuda sono arrancati a ritmo di camminata, ecco che poi si può riprendere a far girar le gambe per i successivi 5 km di discesa del cosiddetto Vallone Dell’Inferno, che portano 600mt più sotto, al P.so del Cerreto, dove vi aspetta il Bar Ristorarante B&B Passo del Cerreto.

prima di ripartire per altri 16km, puntando verso il P.so del Lagastrello, che partono salendo subito e tanto, ma finiscono poi con 8 km di continuo lieve scendere (il dislivello + è 7000mt, - di 800).

Da qui poi, per proseguire, c’è un tratto di 23 con 1000mt di D+ , che si sviluppano quasi tutti nei primi 8km; poi, dal M.te Bocco in poi, si va di cresta, saliscendi molto divertente e bello, che porta su diverse cime nell’arco di una decina di km, per poi scendere con regolarità fino al Lago Santo Parmense.

Qui un bello stare al rifugio Mariotti (ma prenotate con largo anticipo!!!), altrimenti qualche km più in là il Rifugio Lagdei: dopo tutti questi km percorsi, una doccia e un letto vero adesso non ci starebbero proprio male… 

Il giorno seguente ci aspettano gli ultimi 40km, per niente facili: dopo aver raggiunto la cima del M.te Orsaro, a 1800mt, si inizierà a ridiscendere fino ai 1000mt del P.so della Cisa, lasciandosi alle spalle il crinale panoramico per rientrare nella tipica ambientazione appenninica, sempre su crinale dolce, per poi passare a strade forestali che attraversano faggete, fino al P.so dei Due Santi, dove termina la GEA

Da qui poi c’è da organizzarsi per il rientro, il centro urbanizzato più vicino e logisticamente dotato è Pontremoli, per raggiungere destinazioni come La Spezia, Parma e Piacenza.

 

Ecco, tutto qui.

Come, quasi 400km ed è tutto qui? Sembrerebbe una scampagnata, ma non lo è stato. 

Ho anche vissuto situazioni un po difficili, dove il mio passo non mi ha permesso di seguire il programma, facendomi perdere nel bosco nelle ore buie della notte, testardo nel continuare per raggiungere la meta, nella nebbia e con la pioggia, a guadare ruscelli che non avrei dovuto incontrare …  Perché avevo solo le mappe, non avevo portato dietro GPS con mappe, ne attivato App sullo smarthphone (tanto non prende.. ) .

O il rifugio che non si vedeva nella nebbia, e che era solo ad una decina di metri dal sentiero! 1 ora persa per trovarlo perché “si vede dal sentiero”…. Eh, la nebbia!

E tutti i pensieri che mi sono passati per la mente, le canzoni cantate e ricantate… Sono sincero, non mi sono divertito come mi aspettavo. Ma questo purtroppo è il risultato di chi parte sui sentieri per staccare, ma vive con lo stato d’animo rivolto a casa, alla propria bimba di un anno…

Si deve andare sui sentieri per sentirsi liberi, mentre io adesso sono felicemente prigioniero..


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